UN TREKKING URBANO A GENOVA PER RILANCIARE LA CITTA’

mappa mail 801 – Premessa

Quattro eventi mediatici testimoniano come l’immagine della città negli ultimi anni sia cambiata; il primo, l’attribuzione a Genova da parte della Guida Michelin delle ambitissime tre stelle, il che significa che i turisti vengono sollecitati a visitare una città di straordinario interesse; il secondo l’uscita di tre film girati a Genova, Giorni e nuvole di Silvio Soldini, Genova di Michael Winterbottom e La bocca del lupo di Pietro Marcello, ricchi di immagini suggestive in cui centro storico e quartieri otto-novecenteschi e persino la sopraelevata, si fondono in un intreccio che abbatte radicati stereotipi che hanno diviso la città in parti tra loro separate. Il terzo l’uscita di un inserto della prestigiosa rivista inglese “Monocle” dedicata alla Liguria e a Genova; il quarto l’uscita nel numero di febbraio di “Qui Touring” di un servizio dal titolo “Genova luci e ombre della Superba”, riportato anche in copertina.

Si tratta di eventi che propongono una città che si rivela tanto più attraente se vista nella sua interezza, il che richiederebbe una chiave di lettura unitaria della città, aiutandola così ad entrare con successo nel sistema delle comunicazioni di massa e nel mercato turistico.

Infatti, malgrado gli interventi di riqualificazione effettuati negli ultimi decenni siano stati numerosi e rilevanti e abbiano fatto emergere la bellezza della città, finora Genova viene percepita in modo del tutto frammentario. Si è pensato addirittura di demolire la sopraelevata proprio nel momento in cui questo manufatto è penetrato nell’immaginario collettivo e che costituisce un punto di vista eccezionale dal quale è possibile fruire la città quasi fosse un unico palcoscenico.

Inoltre è stata tollerata la presenza di veri e propri fenomeni di degrado, i buchi neri, disseminati anche in aree centralissime ed infine è stato accettato il forzato allontanamento dell’Associazione Amici di Paganini, dalla sua sede naturale, la Casa Paganini in Santa Maria in Passione, mentre sono state abbandonate a sé stesse istituzioni prestigiose, quali la cineteca Griffith, il Museo dell’Attore, o il Museo d’Arte Orientale Chiossone. Per di più non è ancora in vista il decollo della Fondazione De André in Piazza delle Vigne ripetutamente annunciato, mentre la nuova sede della Biblioteca Universitaria nell’ex albergo Columbia resta sempre in attesa di essere completata.

Si tratta di atteggiamenti che testimoniano la scarsa considerazione in cui la classe dirigente genovese tiene il ruolo che può svolgere la cultura per il futuro di Genova e lo stretto intreccio che esiste tra cultura e immagine della città.

Da qui la decisione delle associazioni che si riconoscono in questa iniziativa di proporre la cultura quale vera e propria forza produttiva, ma anche di un modo lento di fruizione del patrimonio di cui Genova dispone, ossia andando a piedi.

2 – Centro storico e centro otto-novecentesco, una risorsa inesauribile

Mentre il risanamento, peraltro ancora ben lontano dall’essere completato, di quella parte della città che comprende l’insediamento medioevale e barocco raccolto attorno al porto ha potuto contare su diversi canali di finanziamento, alcuni pubblici, straordinari ed ordinari, altri privati, i primi frutto di scelte programmate, i secondi frutto della “spontaneità” del mercato, la valorizzazione dell’edificazione otto-novecentesca compresa tra Piazza Verdi e Piazza De Ferrari è rimasta al palo.

Gli investimenti pubblici nel centro storico hanno avuto l’effetto di un colpo di ariete, in quanto le risorse provenienti dalle Colombiane del 1992, dal G8 del 2002 e da Genova

Capitale europea della cultura del 2004, per la loro imponenza, hanno consentito di realizzare un risanamento straordinario che ha proposto l’immagine di una città per molti aspetti inedita.

Anche se condizionati da procedure defatiganti, hanno avuto un effetto rilevante gli interventi a sostegno dell’edilizia popolare, sovvenzionata, cooperativistica e convenzionata, decollati nel lontano 1981, ma ancora oggi non conclusi a Pré.

Ma ha avuto un peso nient’affatto secondario l’arrivo di migliaia di immigrati extracomunitari, spesso clandestini, che ha fermato il degrado di quella parte del patrimonio edilizio che era caduta ai margini del mercato. Anche se nelle mani di operatori senza scrupoli, si è innescato un flusso di risorse alimentato dagli affitti pagati dagli immigrati che ha permesso ai proprietari il recupero di un numero non trascurabile di alloggi e di negozi e, in qualche caso, anche di interi immobili.

E’ così emerso un fenomeno, ancora non ben percepito dal Comune e dalla Regione, ma neppure dagli istituti di ricerca: il rientro nel mercato abitativo di decine di alloggi degradati.

Il flusso di risorse pubbliche e private, arrivato per tanti rivoli nel centro storico, ha spinto verso l’alto i valori degli immobili, rendendo così remunerativi ulteriori investimenti privati che si sono diretti anch’essi verso alloggi da decenni abbandonati, o scarsamente appetibili.

In questo contesto, anche ceti situati sui gradini alti della scala sociale, hanno trovato possibile acquistare un alloggio nel centro storico e quindi di convivere nello stesso vicolo, ma spesso anche nello stesso immobile, con ceti di censo inferiore, compresi gli immigrati.

A condizione che fosse garantita una elevata qualità delle finiture degli alloggi e delle parti comuni, oltre che una vista spesso mozzafiato della città e del porto, possibile solo ai piani alti. Ma che fosse anche migliorata la qualità di alcuni servizi pubblici, in particolare l’illuminazione e la pulizia della rete viaria, il che è avvenuto per l’impegno quotidiano da parte dell’Amiu. Posizionando in negozi abbandonati piccole stazioni di raccolta e selezione dei rifiuti urbani, l’Amiu non solo ha migliorato la pulizia delle strade, ma ha anche fatto scomparire buona parte dei cassonetti che erano e sono una vera e propria ferita al volto della città. L’Amiu ha così indicato una via percorribile anche da altri servizi comunali che, utilizzando negozi abbandonati, potrebbe sfoltire la presenza di banchi commerciali e di edicole lungo i vicoli o nelle piazzette, presenza che a volte impedisce la fruizione lenta del centro antico e nega ai bambini la possibilità di giocare all’aria aperta vicino a casa.

Ha anche avuto un effetto stimolante, la qualità della vita di relazione, basata su una socialità di vicinato difficilmente riscontrabile in altre parti della città.. Si è di fatto tornati all’antico, quando le famiglie nobiliari non disdegnavano di convivere nei vicoli non solo con i membri della borghesia degli affari, ma anche con i ceti popolari.

Invece i quartieri otto-novecenteschi del centro-levante, hanno goduto solo dell’impatto positivo svolto dalla pedonalizzazione di alcune vie commerciali, dapprima Salita Santa Caterina, poi Via Cesarea e Via San Vincenzo, nonché dal recupero di alcuni immobili pubblici, ad esempio il Teatro della Gioventù.

Pesano invece ancora negativamente numerosi buchi neri, quali l’area compresa tra Via Carcassi, salita della Tosse e salita della Misericordia, inspiegabilmente abbandonata, o il degrado del Mercato Orientale.

Poiché nei prossimi anni non sarà possibile contare su elargizioni straordinarie da parte del Governo, né su flussi consistenti di risorse finanziarie a favore dell’edilizia popolare, per proseguire lungo la strada del risanamento, si suggerisce di prevedere una fitta rete di interventi, anche modesti, in cui possano confluire risorse pubbliche e risorse private volte a

cancellare i buchi neri, realizzando interventi di restauro e riqualificazione di monumenti, di immobili, di slarghi disseminati lungo le vie pedonali.

Si tratta di intervenire su un tessuto in parte già risanato, sicché è prevedibile che ogni nuova azione possa mettere in moto un processo virtuoso che via via cancelli i buchi neri, elevando così la qualità dell’intero centro, sia quello storico, sia quello otto-novecentesco e che, sospingendo verso l’alto i valori immobiliari, faccia affluire nuove risorse private.

3 – Una proposta in linea con la crisi economica

 

Malgrado l’atteggiamento passivo di buona parte dell’imprenditoria del settore turistico, Genova è comunque entrata nel mercato, sicché nel 2009, in controtendenza rispetto alla fase di stanca che ha registrato il settore a livello nazionale e in alcune aree della stessa Liguria, si è registrato un flusso costante di visitatori, al punto di mantenere quasi inalterati i livelli di permanenza raggiunti in occasione delle manifestazioni nazionali, il G8 del 2002 e a Genova Capitale Europea delle cultura del 2004. Il trend è stato tale da permettere un netto rafforzamento della struttura alberghiera, in specie quella di alta qualità, un tempo assente. Finalmente la città dispone di alberghi a cinque stelle, una condizione indispensabile per organizzare grandi eventi internazionali.

Tuttavia è nella coscienza di tutti che i motivi di attrazione di Genova sono talmente numerosi e di così elevata qualità da far pensare che il mercato turistico sia ancora poco sfruttato. E’ lecito quindi pensare che esistono potenziali spazi di mercato che potrebbero essere coperti da un’offerta capace di offrire delle chiavi di lettura ancora inedite della città, focalizzando l’interesse dei visitatori su un’identità storico-culturale, quella ligure, che non è stata colta appieno né dagli operatori del settore, né dai decisori pubblici, né dalle stesse istituzioni culturali.

Nel momento in cui la giovane imprenditoria e La Maona hanno deciso di proporre questa manifestazione, si sono preoccupate che i suoi obiettivi rispondessero sia ad una esigenza di crescita qualitativa dell’offerta turistica, sia ad una esigenza di misurarne la funzionalità in un mercato condizionato da una crisi internazionale che non ha ancora provocato tutti gli effetti negativi che può trascinare con sé.

Non è quindi un caso se le presenze alberghiere a Genova non abbiano avuto quella caduta che si è registrata altrove a causa di prezzi troppo elevati e di un’offerta culturalmente povera. In queste condizioni di mercato, infatti, il turismo basato su un consumismo di massa estivo è arrivato al capolinea.

Inoltre, poiché la nostra città e le due riviere non sono facilmente raggiungibili in auto a causa dell’ingolfamento quasi quotidiano della rete autostradale e stradale è parso utile privilegiare l’uso della ferrovia. Sicché, anche se i servizi offerti da Trenitalia sono inadeguati, la ferrovia può diventare il supporto di una offerta turistica innovativa, come lo ha dimostrato il

caso del parco delle Cinque Terre, che ha offerto ai turisti delle carrozze ferroviarie che ne consentono la visita senza usare l’auto.

Poiché Genova dispone di due stazioni ferroviarie centrali, abbiamo configurato un soggiorno breve, basato su un itinerario che parte da una stazione per arrivare all’altra, senza dover così perdere tempo in un percorso di ritorno. Si tratta peraltro di un trekking urbano particolarmente suggestivo, vista la qualità dei quartieri attraversati, ma anche in linea con una forma non consumistica di fruizione turistica.

 

Il percorso è innovativo rispetto a quelli tradizionali, in quanto comprende non solo il centro medioevale e barocco, ossia quella parte della città chiamata centro storico che già oggi è la meta più gettonata dai turisti, ma anche il tessuto urbano ottocentesco e novecentesco del centro-levante, che offre una altrettanto valida qualità storico-paesaggistica che fino ad oggi non è stata sufficientemente valorizzata.

Il percorso suggerito supera una frattura mentale che è propria degli stessi genovesi, che tiene separate due realtà urbanistiche tra di loro strettamente connesse, anche se ognuna ben distinta dall’altra. Si tratta quindi di una proposta che ha in sé una percezione unitaria del tessuto del centro-città, capace quindi di comprendere tutte le sue parti, compresa quella situata tra la Stazione Brignole e Piazza De Ferrari, fino ad oggi scarsamente presente nell’offerta turistica, con in più due ali, l’una a levante, che dalla stazione Brignole seguendo l’antica via Aurelia, si inoltra nella Val Bisagno, l’altra a ponente, arrivando verso la Lanterna

L’itinerario consente la fruizione di immobili prestigiosi, di beni monumentali e di pinacoteche di alto prestigio, oltre che l’Acquario e il Porto Antico, ma non può evitare l’impatto con angoli degradati, i buchi neri, che possono essere recuperati senza grandi investimenti.

Si tratta quindi di un disegno di riqualificazione che, attraverso poche iniziative di peso, il recupero dell’hennebique e del Mercato Orientale, o molte iniziative di modesta entità, offrirebbe al visitatore un panorama urbano in continuo movimento e ricco di sorprese, anche per chi ha già visitato Genova.

4 – Le stazioni ferroviarie centrali quali terminali del percorso pedonale

Fino ad oggi non è stata sfruttata la peculiarità, per Genova, di disporre di due stazioni centrali, inserite entrambe nel cuore della città. Perché non sfruttare allora questa peculiarità, riqualificando le due stazioni quali terminali di un percorso pedonale che punti da due lati verso il Porto Antico, offrendo ai visitatori le bellezze del centro storico e della città otto-novecentesca? Già oggi il Porto Antico è la meta privilegiata dai turisti, e lo sarà ancor più quando verranno recuperati sia Ponte Parodi, seguendo il progetto di Van Barkel, sia l’antico silos granario detto hennebique.

Ma allora perché non impiantare lungo il percorso tra le due stazioni delle iniziative di riqualificazione del patrimonio immobiliare, degli spazi pubblici e dei selciati, nonché di restauro di opere d’arte disseminate lungo la via, ma anche aggiungendone altre, recuperandole da siti improvvidi in cui sono state confinate nel passato, o tirandole fuori dai magazzini comunali, o dell’Accademia Ligustica, oppure proponendo opere d’arte di artisti contemporanei?

Anche in sole due giornate, si può visitare l’Acquario, il Museo del Mare, le raccolte d’arte dei grandi musei, i Palazzi dei Rolli, una rete commerciale pulsante ricca di negozi storici di grande attrazione perché si risparmia il percorso di ritorno.

Il trekking è stato studiato obbedendo a quattro criteri:

• la sicurezza nei confronti del traffico veicolare, un pericolo sempre in agguato, specie per bambini, anziani e gruppi organizzati;

• un cuntinuum di scenari allettanti, chiese, sedi museali, palazzi, negozi, opere d’arte di grande fascino;

• l’identificazione in alcune opere d’arte dello spirito identitario di quartiere, un tempo

vivissimo, poi disperso dalla guerra e da decenni di abbandono; si pensi ad un monumento in Piazza Fossatello, o in Piazza Lavagna, o un lavatoio in Piazza delle lavandaie;

• l’apertura di nuovi centri culturali come la Fondazione Fabrizio De André, in Piazza delle Vigne, o il loro reinserimento nel centro storico, come l’Associazione Amici di Paganini .

5 – Le azioni di recupero ambientale lungo il percorso del trekking

 

Il trekking prende l’avvio dalla Stazione Brignole e si inoltra in uno spazio urbanisticamente vuoto che può essere riempito collocandovi Porta Pila, una porta adornata su un solo lato da pietre di Finale e sormontata da una edicola della Madonna Regina di Genova. Questa porta, relegata due volte in siti non idonei ed evirata della sua naturale funzione di passaggio per uomini e merci, può essere ricollocata a fronte della stazione, recuperando così la sua funzione naturale, offrendo al visitatore un tratto peculiare della storia cittadina e un punto di vista a cannocchiale che, superato il Monumento ai Caduti, giunge fino alla quinta rappresentata dalle tre caravelle che salgono verso le Mura delle Cappuccine.

Al visitatore sceso dal treno, verrebbe offerto il lato ornato della porta, mentre l’altro lato, adeguatamente rinforzato per garantire alla porta una sicura stabilità, verrebbe riqualificato attraverso un gioco di luci e la predisposizione di schermi telematici studiati dall’architetto Marco Guarino, volti a trasmettere immagini e informazioni sui programmi e gli eventi della giornata.

Attraversata Porta Pila, svoltando a destra, al visitatore verrebbe proposta Via e Piazza Colombo, con il suo bel barchile, snodo centrale di un quartiere residenziale e commerciale progettato dal Barabino nella prima metà dell’Ottocento, in stile neoclassico.

In Via Galata, il turista può soffermarsi a visitare un’antica argenteria, o i negozi di dolci Tagliafico e Panarello, ma soprattutto può passeggiare all’interno del Mercato Orientale, uno straordinario scenario ad un tempo commerciale e culturale, inspiegabilmente abbandonato dalla Civica Amministrazione. Restaurato e riqualificato, il mercato può divenire il traino del rilancio dell’intera città otto-novecentesca.

Proseguendo lungo Via San Vincenzo e Via XX Settembre, si raggiunge l’Accademia Ligustica, una istituzione sempre attiva nel lanciare proposte culturalmente interessanti, poi la Casa di Colombo e Porta Soprana, ossia l’entrata scenografica alla città storica sul lato di levante. Da qui si possono percorrere le murette, oggi sbarrate, sconosciute anche a molti genovesi, da dove è possibile gustare uno straordinario colpo d’occhio sulla basilica dell’Assunta e sul ponte seicentesco che unisce Carignano alla città più antica.

Giunti a Sarzano, oggi in parte riassestata e dotata di una stazione del metrò e di uno spazio commerciale all’aperto, si aprono due possibili percorsi: o si scende per Via del Prione, Piazza delle Erbe e Via dei Giustiniani, per arrivare in Via Turati e finalmente al Porto Antico, attraverso una rete di vicoli ricca di piccoli negozi di antica tradizione, o di negozi tenuti aperti anche nei giorni festivi da commercianti extracomunitari, di osterie, ristoranti e punti di ristoro, alcuni tradizionali, altri modernissimi dalle cucine dei cinque continenti. Qui si possono visitare alcuni dei più famosi palazzi dei Rolli, come i palazzi Giustiniani, o Sopranis, o Cambiaso Pitto di recente restaurati.

Oppure si prosegue lungo un percorso più faticoso che, dopo aver costeggiato il Museo di Sant’Agostino e il Pozzo di Giano, sale verso Santa Maria di Passione, dove da anni in funzione la Sala Paganini, ricavata in uno oratorio affrescato, dotata di un’acustica straordinaria. Inoltre è possibile recuperare, per essere fruiti da tutti, i giardini della Facoltà di architettura.

Stride il contrasto tra alcuni episodi alti del processo di recupero in atto, e lo stato di abbandono di tante facciate e selciati della zona. E’ necessario un deciso intervento della mano pubblica e dell’iniziativa privata, seguendo le indicazioni dell’intervento effettuato in Via San Lorenzo in occasione del G8, intervento poi ripetuto con diverse modalità anche nel vecchio ghetto e a Sampierdarena. A carico della Regione spetterebbe un intervento finanziario a favore dei condomini disponibili a restaurare le facciate e le parti comuni degli immobili, mentre a carico del Comune spetterebbe il risanamento dei selciati, secondo le indicazioni dell’architetto Francesco Tommasinelli, nonché la sistemazione di numerosi slarghi, alcuni anche privati, oggi abbandonati e la riapertura di percorsi pedonali sbarrati per ragioni di sicurezza.

Vengono inoltre proposti diversi interventi di abbellimento, come la ricollocazione in Piazza delle Lavandaie di un trogolo di proprietà comunale, oggi abbandonato in un magazzino. In Piazza Santa Maria di Passione si può collocare un busto di Paganini da riprendere dal monumento funebre elevato a Parma in onore di questo straordinario musicista, troppo spesso dimenticato dai genovesi, un’opera dello scultore Varni. Sulla facciata della nuova Casa di Paganini potrebbe essere collocata l’edicola votiva dedicata alla Madonna murata sulla vera casa dell’artista, poi demolita, in Vico Gattamorta. Tutti questi interventi di abbellimento potrebbero trovare degli sponsor negli operatori economici che possono essere coinvolti dai CIV e dal gruppo di Giovani Imprenditori Edili.

Lo stesso meccanismo può esser impiegato nel sestiere della Maddalena, dove molti artigiani e commercianti fanno fatica a resistere alla criminalità che è purtroppo presente nel quartiere. Il recupero dell’identità del sestiere potrebbe essere esaltato dalla ricollocazione in Piazza Lavagna del barchile con Enea, che porta sulle spalle il padre Anchise, oggi reso “invisibile “ dalle auto parcheggiate attorno in Piazza Bandiera. Il monumento sarebbe infatti un potente stimolo alla rinascita dell’intero quartiere e verrebbe a identificarsi come la concretizzazione del suo spirito di riscossa.

In Piazza Fossatello, al posto dell’edicola e di un banco commerciale da risistemare in negozi lasciati liberi, potrebbe essere collocata un’opera di Edoardo Alfieri, lo scultore che visse e operò nella vicina Via delle Marcelline e una targa ricordo del medico della mala, Edoardo Guglielmino che operò in quel quartiere per mezzo secolo. Verrebbe così riqualificato uno snodo che conduce a Via del Campo, resa celebre dalle canzoni di Fabrizio De André e in Via Porta Reale.

Il percorso, superati i trogoli di Santa Brigida di recente recuperati, si conclude in Piazza Acquaverde, a fronte della Stazione Principe che dovrebbe essere totalmente ridisegnata, seguendo le indicazioni del progetto dell’architetto Sonia Lanzarotti, dotandola di un parcheggio sotterraneo che può essere direttamente collegato ai grandi alberghi della piazza e alla Biblioteca Universitaria. Al suo centro, potrebbe essere collocata la statua seicentesca della Madonna Regina di Genova, con in mano le chiavi della città, oggi ricoverata nel cortile di Palazzo San Giorgio, quasi fosse una mendicante da tenere nascosta. Sarebbe così possibile riposizionare la statua di Colombo sulla testata di Ponte Colombo, di recente riordinato ed ampliato, per essere vista delle migliaia di turisti in arrivo e partenza sulle navi crociera e sui traghetti veloci.

Poco lontano dalla piazza si erge l’imponente palazzo del Principe Andrea Doria, la cui proprietà in pochi anni di intenso lavoro ha ricollocato opere d’arte provenienti dalla galleria Doria Panphili, si pensi agli arazzi della battaglia di Lepanto, che ne hanno ulteriormente impreziosito la già elevata qualità.

Il trekking potrebbe proseguire lungo due ali. Sul versante di ponente verso la Lanterna; per raggiungere la quale, occorrerebbe un servizio di navetta dai giardini localizzati a

fronte della Stazione Marittima, fino a San Benigno, mentre per l’ultimo tratto la Provincia ha già realizzato un percorso pedonale.

Sul versante di levante, il trekking potrebbe proseguire verso la Val Bisagno, potendo fruire della nuova stazione del metrò che essendo collocata sul lato a monte della Stazione Brignole lo renderebbe facilmente percorribile verso Borgo Incrociati, ricco di punti di vendita nel settore del modernariato, e verso il ponte di Sant’Agata, da ricostruire come era, abbandonando l’idea di collegare le due sponde del Bisagno con una struttura in acciaio. Tutte le pietre a ben vedere non sono né antiche, né moderne, ma appartengono alla stessa era geologica..

Più avanti c’è il Cimitero di Staglieno, un tempo celebrato a livello internazionale, oggi pressoché ignorato dalle organizzazioni turistiche, che può essere raggiunto con un mezzo pubblico in pochi minuti.

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